L’isola di San Pietro di Castello (San Piero de Casteo in veneziano) è un isolotto posto all’estremità orientale del centro storico di Venezia e compreso nel sestiere di Castello.

Anticamente nota come Olivòlo (forse perché vi si coltivavano ulivi, o per la forma che ricorda vagamente quella di un’oliva), rappresentò con Rialto e altri isole minori uno dei primi insediamenti della Laguna Veneta ed ebbe una propria diocesi, in seguito trasformata nel Patriarcato di VeneziaAnche dopo la formazione dell’attuale Venezia, rimase a lungo separata dal resto della città dall’ampio canale di San Pietro. A partire dall’Ottocento i collegamenti sono assicurati da due ponti di legno: il ponte di San Pietro e il ponte di Quintavalle, di recente rimodernati.

Vi si trova la Basilica di San Pietro di Castello, importante luogo di culto di Venezia, fino al 1807 cattedrale del patriarcato di Venezia. A cavallo del VIII secolo e IX secolo Venezia si trovò al centro di lotte politiche che vedevano il patriarca di Grado Giovanni I (764804), contrapporsi al doge di Venezia Maurizio Galbaio (764787) e al figlio Giovanni, nello scontro tra i favorevoli all’alleanza con l’Impero franco o con l’Impero bizantino.

Fu proprio in quest’ottica di scontro che nel 775 Maurizio Galbaio creò una nuova sede vescovile a Olivolo, nominando Obelario quale primo vescovo della futura Diocesi di Castello. Divenuta Venezia la nuova capitale del Ducato (812), nell’841 la cattedrale fu rifondata dal potente vescovo Orso Partecipazio, figlio e nipote di dogi, e ridedicata a san Pietro apostolo.

Nel 1120 un incendio devastò la chiesa e la nuova struttura, riportata fedelmente sulla pianta di Jacopo de’ Barbari del Cinquecento, assunse una dimensione più maestosa, con attiguo un battistero intitolato a San Giovanni Battista, ora andato perduto. Rimaneggiata più volte nei secoli, nel 1451, con la soppressione del Patriarcato di Grado e la costituzione della Diocesi di Castello a Patriarcato di Venezia, con la bolla di Papa Niccolò V, la basilica di San Pietro divenne la nuova cattedrale patriarcale.

Fu il patriarca Antonio Contarini che decise di effettuare lavori di restauro dal 1508 al 1524 sul soffitto, le volte e il pavimento. Fra il 1512 e il 1526 furono ricostruite le cappelle minori e rifatti gli arredi e le decorazioni. Nel 1556 divenuto patriarca di Venezia Antonio Diedo stipulò un contratto con Andrea Palladio il 7 gennaio 1558, il quale si ritirò nel 1559 alla morte del Diedo, questo sarebbe stato il suo primo intervento a Venezia. Al prestigioso incarico, non portato a termine, Palladio giunse probabilmente grazie a Daniele e Marcantonio Barbaro, che risultano garanti del contratto con i muratori nel gennaio del 1558.

I lavori ripresero nel 1596 sotto la direzione di Francesco Smeraldi, incaricato dal patriarca Lorenzo Priuli, a cui si deve la realizzazione della facciata. Dal 1619 Gerolamo Grapiscia cura la realizzazione degli interni sotto il patriarcato di Giovanni Tiepolo. Dal 1630 alla caduta della Repubblica la Serenissima Signoria svolgeva un annuale pellegrinaggio nella basilica l’8 gennaio per celebrare la liberazione della città dalla peste.

Con la caduta della Repubblica di Venezia ed il venir meno della funzione della basilica di San Marco come chiesa di Stato, sottoposta all’autorità di un Primicerio ducale, nel 1807, per volere di Napoleone, la sede patriarcale venne trasferita a San Marco.