Poveglia è un’isola della Laguna Veneta posta a sud, di fronte a Malamocco lungo il Canal Orfano, che collega la bocca di porto di Malamocco con Venezia. Anticamente era denominata Popilia, probabilmente per la sua vegetazione (dal latino populus “pioppo”) o in relazione alla vicina via Popilia-Annia, fatta costruire dal console romano Publio Popilio Lenate.

Nelle antiche mappe cinquecentesche l’isola appare nominata anche nella forma Poveggia.A seguito dell’invasione longobarda del VI secolo e della distruzione delle città dell’entroterra (in particolare Padova ed Este), divenne uno dei centri di reinsediamento delle popolazioni in fuga verso le coste.

Divenuta borgo e sede di un castello, il centro contribuì efficacemente, tra l’809 e l’810, alla resistenza di Metamauco, l’antica capitale del ducato di Venezia, assediata dai Franchi. Gli abitanti di Popilia, per l’attiva parte avuta nella difesa dall’invasione franca, ricevettero una serie di privilegi, quali l’esenzione dalle tasse, dal servizio militare e dal remare nelle galee.

Nell’864 vi si insediarono le famiglie dei 200 fedelissimi servi di Pietro Tradonico che, in seguito alle rivolte scaturite dall’uccisore del doge, qui avevano ottenuto dal successore Orso I Partecipazio la concessione di terre e valli, con l’obbligo di censimento annuale e di atto d’omaggio da compiersi il secondo giorno di Pasqua, ed il diritto ad avere come governatore un castaldo ducale, affiancato da 27 consiglieri locali. Poveglia era un centro florido, sia dal punto di vista economico che demografico. Le famiglie locali (Musso, Boyso, Barbalongolo ecc.) erano impegnate nella pesca e nella salinatura, con interessi anche a Chioggia e a Pellestrina.

A livello ecclesiastico, faceva capo alla pieve di San Vitale. La prosperità del centro è pure testimoniata dall’insediamento, durante il dogado di Bartolomeo Gradenigo, di un podestà la cui giurisdizione si estendeva anche sulle vicine Malamocco e Pellestrina. La decadenza di Poveglia coincise con la guerra di Chioggia allorché si decise di evacuarne la popolazione a Venezia. Nonostante la costruzione di una fortificazione (ottagono Poveglia), l’isola fu ugualmente occupata dall’ammiraglio genovese Pietro Doria che da qui bombardò il monastero di Santo Spirito[5]. Al termine del conflitto Poveglia era completamente devastata e i suoi abitanti, in origine diverse centinaia, erano ridotti a poche decine.

I Povegliotti, tuttavia, mantennero per secoli la propria identità anche se ormai residenti a Venezia. Assieme a quelli di Nicolotti e Arsenalotti, il loro rappresentante aveva il privilegio di sedere sul Bucintoro accanto doge nel corso della festa della Sensa. Ebbero, inoltre, una propria confraternita (intitolata, non a caso, a San Vitale) con sede nella chiesa di San Trovaso e poi in quella di Sant’Agnese, nella cui parrocchia si concentrava la gran parte dei Povegliotti. La Repubblica si interessò più volte al recupero dell’isola, offrendola ora ai camaldolesi (1527), ora agli stessi povegliotti (1661), ma ottenne sempre dei rifiuti. Solo più tardi si decise di sfruttarne la vicinanza al porto di Malamocco (allora unico accesso alla laguna adatto alle grandi navi) adibendola a stazione per il rimessaggio e la sosta delle imbarcazioni e per l’immagazzinamento di attrezzature di bordo. In seguito le sue funzioni si orientarono sempre più verso fini sanitari: assegnata al Magistrato alla Sanità, dal 1782 le sue strutture servirono al controllo di uomini e merci e, all’occorrenza, da lazzaretto (le isole del Lazzaretto Vecchio e del Lazzaretto Nuovo erano divenute inadeguate).

In due occasioni, nel 1793 e nel 1798, ospitò gli equipaggi di due imbarcazioni ammalati peste (furono probabilmente le ultime manifestazioni della malattia a Venezia). Mantenne le funzioni di stazione per la quarantena marittima per tutto l’Ottocento e fino al secondo dopoguerra. Nell’ultimo periodo gli edifici furono in parte adibiti a convalescenziario geriatrico, ma dal 1968 anche questo utilizzo venne dismesso e l’isola fu ceduta al Demanio.

Per un periodo i suoi terreni furono assegnati a un agricoltore, mentre gli edifici andavano progressivamente in rovina. Da allora l’isola è stata oggetto di vari progetti di recupero che tuttavia non sono mai stati attuati. Dell’antica pieve di San Vitale resta il solo campanile, risparmiato dalle soppressioni napoleoniche perché adibito a faro. L’orologio della torre, risalente al 1745 e oggi privo delle lancette, è opera di Bartolomeo Ferracina.

La chiesa di Poveglia fu un luogo di culto di una certa importanza in quanto vi si conservava un crocifisso in gesso e stucco del XV secolo ritenuto miracoloso; si trova oggi nella parrocchiale di Malamocco. È andato perduto invece il Cristo condotto al Calvario, dipinto di Giulia Lama.