Murano è un’isola della Laguna Veneta, situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani.
Il toponimo deriverebbe dal personale latino Amurius o Mur(r)ius; si può quindi ipotizzare che in origine la località fosse nota come Amuriana villa. Del tutto prive di fondamento le tradizioni che lo ricollegano al nome di una delle porte di Altino.
Come la stessa Venezia, nella realtà è composta da sette isole minori, di cui due di origine artificiale (Sacca Serenella e Sacca San Mattia), divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti. È totalmente urbanizzata (escludendo la Sacca S. Mattia tuttora in fase di bonifica) e, con circa 4.500 abitanti, risulta essere uno dei centri più popolosi della Laguna. La località è nota in tutto il mondo per il plurisecolare artigianato della lavorazione del vetro. Murano sarebbe uno dei tanti centri fondati dai profughi di Altino durante le invasioni barbariche. L’isola è però nominata per la prima volta solo nell’840, quando nel Pactum Lotharii si ricorda anche Amorianas. Se ne accenna poco dopo in Costantino Porfirogenito e Giovanni Diacono, mentre si elencano almeno dieci muranesi nella lista delle decime di Pietro II Orseolo (X–XI secolo).
I documenti dei secoli XI e XII la descrivono come località di transito per il flusso migratorio proveniente da Torcello ed Equilio e diretto verso la nascente Venezia. Dal punto di vista civile la città era retta da un gastaldo ducale, mentre a livello religioso faceva capo alla chiesa matrice dei Santi Maria e Donato (metà del X secolo), a sua volta sottoposta nella diocesi di Torcello.
Più tardi le si aggiunsero le pievi di San Salvatore, San Martino e Santo Stefano. La città, da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podestà; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podestà, e di coniare una propria moneta (l’Osella). Diventò ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295 che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia: più di una volta, infatti, esse avevano provocato gravi incendi, aggravati dal fatto che allora le costruzioni a Venezia erano soprattutto in legno. La storia del Vetro di Murano nasce nel 1291 quando si decretò che le vetrerie di Venezia, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite a Murano dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all’epoca le costruzioni erano principalmente in legno.
Tuttavia, documenti e reperti antichi testimoniano che l’industria si fosse radicata nell’isola già da tempo. Concentrare le vetrerie a Murano servì alla Serenissima, gelosa di un’arte che l’aveva resa celebre in tutto il mondo sin dalle origini, a controllarne meglio l’attività. I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull’isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale.
Molti tuttavia riuscirono a fuggire, esportando all’estero le loro celebri tecniche. La più importante crisi che colpì l’industria fu quella del XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia, forse ispirati agli stessi vetri di Murano. Venezia ne uscì, specie da quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt’oggi tra i manufatti più noti di Murano.
Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica infatti, emanò un decreto, in seguito ai disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell’isola o avessero acquistato immobili nella stessa. Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d’Oro. L’iter per ottenere l’iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi. Il maestro vetraio viene assistito da due aiutanti chiamati servente e serventino. Essi sorreggono la lunga canna metallica sulla quale il maestro soffia per dare al vetro la forma desiderata, ma non solo, il servente ed il serventino manipolano a loro volta il vetro con gli attrezzi a loro disposizione, tra i quali sono essenziali la spatola ed una pinza chiamata borsella. Prima dell’avvento di Napoleone Bonaparte, nell’isola si contavano diciotto tra parrocchie, monasteri e conventi.
Oggi rimangono solamente tre chiese funzionanti tra le quali merita particolare menzione lo splendido Duomo di Santa Maria e Donato.
La chiesa nacque probabilmente nel VII secolo, originariamente dedicata a Maria. Nel 1125, dopo la conquista di Cefalonia, vi furono collocate le spoglie di san Donato; assunse così il nome attuale. Successivi restauri l’hanno trasformata sensibilmente, presenta tre navate che convergono nell’abside centrale, rigorosamente rivolta verso est. Ed è proprio l’abside a rappresentare una delle parti più rilevanti dell’intero edificio, rivolta com’è verso le fondamenta, mentre la facciata è architettonicamente meno rivoluzionaria, tendente com’è a rispettare i moduli ravennati. Il catino absidale ospita una notevole Madonna orante a mosaico, opera di un maestro veneto di cultura bizantina della seconda metà del sec. XII.
Il semicilindro absidale è decorato negli spazi tra le finestre con affreschi di area giottesca. Di notevole importanza è il pavimento musivo, presumibilmente contemporaneo a quello della basilica di San Marco.
